Iaido Magazine

Godere della Via – Budo e Zen come pratica quotidiana

Godere della Via Budo Zen CIK

Lo Iaido, come il Kendo e le altre Arti Marziali, ha una forte base filosofica che si estende al di fuori ed al di la’ del semplice combattimento con la spada.

Si tratta di qualcosa che non può essere imparato da un semplice video di kendo o da un libro che parli del kenjutsu, ma è qualcosa che ha a che fare con la filosofia di vita e con il benessere che la pratica di arti marziali può portare nella vita di tutti i giorni.

In questo mio articolo del 2012 tratto dalla rivista KI, ripropongo una serie di considerazioni di un grande Maestro Giapponese di Iaido, Yamazaki Takashige, che presenta il suo concetto di vero Budo, che in qualche modo confina con lo Zen come pratica quotidiana.

 

Raccomandazioni del Maestro Yamazaki per una pratica corretta del Budo

 

Yamazaki Takashige Iaido Sensei
Yamazaki Takashige Sensei
@Enrico_Gandolfo

In uno stage per istruttori di Iaido, tenuto nel 2012 e diretto dal Maestro Yamazaki Takashige, 8° Dan Hanshi, conosciuto da tutti nell’ambito dello Iaido Italiano, sono state dette cose importanti che vale la pena di non dimenticare.

Il Maestro, noto per la sua profonda conoscenza e preparazione, ha condotto allora una inappuntabile lezione tecnica sull’esecuzione dei kata di Seitei Iai, ma non è questo quello di cui voglio parlare.

Quello che vorrei approfondire in questo pezzo è piuttosto l’approccio che il Maestro ha verso lo Iaido e quello che ci ha raccontato per cercare di trasmettercelo.

Prima di tutto, parlando in generale di arbitraggio, il Maestro ha ribadito più volte che

 

quello che si deve considerare come fondamentale non è la forma di una tecnica, ma la profondità con cui viene praticata.

 

Questa profondità dipende da quanto chi esegue riesce ad immedesimarsi in una vera situazione di combattimento senza per questo farsi prendere dagli errori classici che una troppa aggressività comporta.

All’interno delle spiegazioni sui manuali ufficiali dello Iaido Seitei, come ha detto il Maestro, compare spessissimo (ovviamente) la parola “tagliare”. Questo non deve essere inteso, secondo lui, come un indiscriminato “distruggere l’avversario”, quanto più un essere pronti in qualsiasi momento a reagire ad un attacco, con l’animo più volto a non essere tagliati che a tagliare a nostra volta.

Secondo il Maestro anche i Maestri dell’antichità la pensavano in questo modo, privilegiando l’aspetto della prontezza in ogni situazione rispetto a quello della sconfitta dell’avversario.

In effetti qualcuno ha scritto, parlando di Arti Marziali in generale, che

 

“lo scopo delle Arti Marziali non è quello di vincere ma semplicemente quello di non essere sconfitti”.

 

La differenza è sottile ma fondamentale e comporta una variazione radicale del modo in cui si imposta il proprio allenamento e, ad un livello più elevato, la propria vita stessa.  Questo mi è parso esattamente il pensiero del Maestro durante l’esposizione di quello che lui considera “un buon Budo”.

Eseguire un buon allenamento ed una buona gara deve essere considerato come una via per migliorare se stessi ed i rapporti con gli altri praticanti.

Fare ciò avrà, alla lunga, una influenza positiva sui rapporti tra più persone all’interno della Società in generale, contribuendo alla fine anche a migliorare il Mondo in cui viviamo.

La citazione dei principi ispiratori del Kendo (Iaido) della ZNKR, che proprio di questo parlano, è stato uno dei cardini della lezione del Maestro.

 

Yamazaki Sensei
Yamazaki Takashige Sensei
@Enrico_Gandolfo

 

Ci ha raccomandato di studiare ed applicarci, di evitare gli errori e di cercare di capire quali siano i nostri movimenti e le nostre debolezze, in maniera tale da rifinire con un lavoro costante e mai terminato la nostra pratica, intesa come pratica “per la vita” e “per tutta la vita”.  Non è facile, bisogna impegnarsi e in qualche modo compiacersi ed essere soddisfatti di quello che si fa.

Ci ha detto che lui, quando pratica il suo asageiko, ovvero l’allenamento mattutino, passa un buon quarto d’ora a curare la sua spada e a contemplarla, con amore e soddisfazione. Questo è ovviamente più facile se si ha una katana originale che è un magnifico oggetto d’arte, ma lo spirito che traspare da questa affermazione può essere applicato anche se abbiamo un semplice iaito di poco valore.

Ma ciò che più mi ha colpito è stato un episodio che ci ha raccontato verso la fine della lezione.

 

Godere della Via

 

Tanti anni fa un vecchio Maestro che allora aveva novant’anni, durante una lezione a tanti di quelli che ora sono i Maestri dello Iaido Giapponese, disse che si deve “Godere della Via”, intendendo con questo che si deve provare piacere per quello che si fa giorno per giorno, in qualunque momento, e non solamente per i risultati che si ottengono.

Il Maestro ha detto che secondo lui pochi di quelli che erano presenti si ricordano di questo episodio, ma lui se lo ricorda bene, per quanto allora non ne avesse compreso completamente il significato.

Ci ha poi scritto sul suo quaderno la frase “Godere della Via” e ce la ha mostrata.

 

Yamazaki Takashige Godere della Via

 

Sul lato sinistro, più in grande, la frase  “Yu sen do raku, ovvero letteralmente “divertirsi nella via della vita di tutti i giorni”, ovvero anche “Godere della Via” e a sinistra, più in piccolo, il nome “Kimura Tokutaro“, ovvero il Maestro che ha pronunciato la frase.  I due ideogrammi che compongono “Yu sen” (i due in alto a destra) possono essere considerati sinonimi di “Heijoshin” (parola usata spesso da Miyamoto Musashi nel suo “libro dei Cinque Anelli), ovvero “la vita di tutti i giorni”.  Questa traduzione, quindi, significa sia di trarre soddisfazione dal nostro allenamento quotidiano che da tutto il resto della nostra vita.

 

 

Ci ha raccomandato di cercare appunto di godere della nostra Via, e di fare tutto con questo spirito. Un insegnamento che senz’altro supera di gran lunga ogni dettaglio tecnico sui Kata di Seitei che ci ha spiegato durante l’allenamento.

 

 

 

L'Autore dell'Articolo

Giorgio Zoly

Giorgio Zoly

Genovese, ma Monzese di adozione, Ingegnere Elettronico ma di fatto “artigiano dell'alta tecnologia”. Pratica Judo dal 1973, Kendo e Iaido dal 2000. Forgiatore di Katane quando il tempo lo permette, Insegna Iaido a Monza e scrive per diletto racconti. Redattore di KI dal 2003, negli ultimi tempi si è dedicato molto allo studio della teoria dell'insegnamento. Le Arti Marziali sono parte inscindibile della sua vita, a dispetto di tutte le difficoltà.

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