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Il Definitivo ZANSHIN

Zanshin CIK

“IL SOFFIO VITALE”di Giorgio Zoly (che cordialmente saluto) mi ha suggerito di riprendere, riordinare e proporre alcuni miei appunti sulla respirazione.

Quando veniamo al mondo lo facciamo con una inspirazione, e quando lo lasciamo lo facciamo con una espirazione: nell’intervallo, possiamo vivere pensando e agendo grazie alla combinazione dell’inspirazione e dell’espirazione.

E cosa succede quando inspiriamo ed espiriamo?

Non si verifica forse in noi l’alternarsi dell’entrare e dell’uscire di una sorta di “venticello”? E non è stupefacente che, per mantenerci vivi, questo “venticello”, questo dono (dato che non lo vogliamo da noi), dobbiamo costantemente prenderlo e restituirlo? Non dipende forse la nostra vita dalla doppia fase spiraloide dell’inspirazione e dell’espirazione che sono complementari come il maschio e la femmina? E certamente non sarà un caso che

«nell’esoterismo giapponese l’espirazione è haku, maschile, e l’inspirazione è su, femminile. In ogni ciclo di respirazione abbiamo la naturale armonizzazione di maschio e femmina, fuoco e acqua»

(John Stevens, Aikido. Dottrina segreta e verità universali rivelate da Morihei Ueshiba).

 

La Doppia Spirale

doppia spirale
La doppia spirale, ovvero la complementarità maschile/femminile del respiro.

La figura mostra la doppia spirale, ovvero la complementarità maschile/femminile del respiro: a sinistra, l’esalazione o espirazione è mostrata dalla spirale che si svolge (svuota, distribuisce esprime) in senso destrogiro; a destra, l’inalazione o inspirazione è rappresentata dalla spirale che si avvolge (riempie, accumula, accoglie) in senso levogiro.

Ora, è certo che dobbiamo onorare i nostri genitori che ci hanno messo al mondo, ma se osserviamo bene abbiamo altri due genitori forse ancor più intimi, cioè le due fasi del respiro che dal momento della nostra nascita ci mantengono in vita, vale a dire nostra madre inspirazione e nostro padre espirazione: è dal loro incessante connubio che  riceviamo la possibilità di vivere e perciò di pensare e agire. Grazie a nostra madre ispirazione riceviamo l’energia  pura, mentre grazie a nostro padre espirazione restituiamo l’energia impura, evidentemente contaminata dalle imperfezioni tossiche della nostra umanità. Ed infatti, notiamo per curiosità, in cinese il respiro è detto Tugu naxin: «Buttar fuori il vecchio per ricevere il nuovo».

Inspirazione ed Espirazione

L’inspirazione nostra madre ci accarezza, l’espirazione nostro padre ci conduce per mano; l’inspirazione è nostra madre nel silenzio, l’espirazione è nostro padre nel parlare; il silenzio di nostra madre inspirazione ci ispira (notiamo la quasi identità, di certo non casuale, fra le parole in-spirazione e ispirazione), mentre la parola di nostro padre espirazione esprime l’ispirazione (massime nei poeti). E dalla calma profonda di nostra madre inspirazione scaturisce l’azione equilibrata (il kata!) di nostro padre espirazione, ciò confermando che, in via di principio, la Donna è l’ispiratrice dell’Uomo, e che per l’origine androgina dell’essere umano, alla femminilità della contemplazione corrisponde inscindibilmente la virilità dell’azione. Ovvero, per utilizzare due termini complementari della cultura giapponese, la Donna è Ura, cioè profondità-nascondimento-contemplazione, mentre l’Uomo è Omote, ossia superficie-evidenza-azione.

tsuba omote
Tsuba: lato omote (verso l’impugnatura)
tsuba ura
Lato ura (verso la lama)

La Respirazione e l’Arte della Spada

Per dirla in termini di Arte della Spada, a lama inguainata la tsuba ha un lato ura che è quello interno ed invisibile e un lato omote, che è quello esterno e visibile. L’azione (omote) che deve ancora iniziare è ‘nascosta’ nella contemplazione/ispirazione e perciò nell’inspiro (ura). Ma ecco che a lama sguainata ura si esprime in e con omote e perciò con l’espiro, culminando nel kiri e immediatamente nello zanshin, che, almeno per un attimo (ma è l’attimo decisivo!), all’esaurirsi dell’espiro nello hara comporta la sospensione del respiro, e quindi l’assorbimento della dualità ura/omote, inspirazione/espirazione e contemplazione/azione in una superiore, estrema sintesi che riassume il senso ultimo del kata. Infine ecco noto: mentre con l’espirazione la lama è inguainata, l’ispirazione (ura) si ‘scioglie’ da omote per tornare nel nascondimento (lato ura della tsuba) e l’azione ritorna nell’immobilità (lato omote della tsuba). Può risultare molto utile e suggestivo descrivere il  processo suddetto sostituendo omote con luce e ura con ombra, sicché

l’Arte della Spada, o della Vita che è la stessa cosa

potrebbe essere compresa – e praticata – come un gioco di luce e ombra (hika to kage) tendente ad una trascendente, inconcepibile sintesi.

Di passaggio, notiamo come potrebbe risultare di un certo interesse, circa il senso dell’Arte della Spada, e sempre servendosi del prezioso contributo della tsuba, considerare il ‘gioco’ dell’alternarsi di omote e ura ovvero di  luce e ombra nei diversi kamae e nelle diverse fasi del kata, i quali, per quanto osservato, esprimono l’atteggiamento dello spirito.

zanshin

Zanshin: Luce e Ombra

Prima di concludere, si può notare come l’intervallo fra batto e noto possa essere inteso come metafora della vita umana, la quale, come il kata, ha un inizio e una fine, ragion per cui ci si potrebbe chiedere che cosa ne sarà, dopo l’ultima espirazione (l’ultimo noto), di tutti i traguardi raggiunti durante l’intervallo della vita, ovvero se abbiano contribuito alla realizzazione del Definitivo Zanshin, dell’Attimo in cui tutto si ferma e si rinnova, e in cui sparisce ogni necessità, oppure abbiano costituito occasioni di dispersione dello spirito. Infine, non si dovrà insistere sul fatto che il processo di armonizzazione di omote e ura, ovvero di luce e ombra, si operi, con il concorso del corpo, al livello più profondo della mente, o forse addirittura oltre la mente, ciò rendendo aristocratica e quindi selettiva l’Arte della Spada e facendo nascere la domanda circa la reale possibilità di ‘cogliere’ il Definitivo Zanzhin attraverso lo standard popolare degli avanzamenti di grado.

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