Iaido Magazine

Le gare di iaido: una guida per lo spettatore curioso

Le gare di iaido
CIK Taikai 2017, semifinale yondan © Filippo Gardin

È domenica, non abbiamo nulla da fare e decidiamo di uscire a fare una passeggiata.

Camminando vicino al palazzetto dello sport locale, ci imbattiamo in numerosi figuri vestiti di bianco o nero, forse aspiranti sosia di Goemon Ishikawa monocromatici, che portano strane sacche sottili e lunghe sulle spalle, una per ognuno.

Siamo incuriositi e li seguiamo: ci troviamo presto all’interno, sugli spalti. La scena che si presenta ai nostri occhi è la seguente: sul campo qualcuno ha disegnato i perimetri di due aree rettangolari con lo scotch; una è bianca e una è rossa. Su uno dei lati corti ci sono tre banchetti un po’ distanti, dove siedono tre persone con un kimono un po’ diverso dagli altri e due bandierine in mano dello stesso colore delle aree delimitate dal nastro adesivo. Sull’altro lato corto c’è un solo tavolo, un po’ più grande, dove alcune persone vestite in borghese si danno da fare con un computer, un proiettore, un cronometro e una misteriosa bandierina gialla…

Ci siamo imbattuti nel mondo delle gare di iaidō!

 

I Campionati Italiani individuali di iaidō e il CIK Taikai

La Confederazione Italiana Kendo organizza due gare di iaidō all’anno, in occasione delle quali gli iscritti ai diversi dōjō hanno la preziosa occasione di incontrare altri praticanti e cimentarsi nell’esecuzione dei kata di Zenkenren iai (dalla categoria mudan a rokudan) e Koryu (dalla categoria yondan a rokudan).

Le gare di iaidō prevedono che praticanti di ogni sesso ed età vengano divisi in base all’esperienza e per diretta conseguenza al grado: mudan, shodan, nidan, sandan, yondan, godan e rokudan. I competitori eseguiranno i kata a coppie di due avversari parigrado, uno sull’area (o shiaijo) rossa e uno sull’area bianca.

funzionamento delle gare di iaido
CIK Taikai 2017, arbitraggio © Filippo Gardin

 

Come è strutturata una competizione individuale di iaidō?

Le gare di iaidō si possono suddividere in quattro fasi fondamentali:

  • le pools,
  • gli scontri a eliminazione diretta,
  • le semifinali,
  • le finali.

La giornata si apre con le pools, ognuna costituita da tre o quattro avversari che eseguono tre kata di Zenkenren iai in quattro minuti di tempo davanti agli arbitri. All’interno della stessa pool, ogni componente deve scontrarsi con tutti gli altri.

I due atleti che avranno eseguito le migliori prove potranno proseguire alle eliminatorie con cinque kata in sei minuti, dove incontreranno, seguendo un diagramma ad albero, i migliori avversari emersi dalle altre pools.

Gli ultimi quattro atleti rimasti in gara disputeranno la semifinale: chi risulterà perdente nello scontro riceverà la medaglia di bronzo, mentre i vincitori disputeranno la finale per l’oro.

 

Le gare a squadre: giochiamo di strategia!

Una volta all’anno, in occasione dei Campionati Italiani, i diversi dōjō partecipanti misurano le loro doti in questa particolare forma di competizione.

Lo svolgimento della gara non è diverso nella struttura da quello degli individuali. Ogni palestra schiera tre atleti, o quattro di cui uno sarà riserva.

La somma dei gradi totali dei membri di ogni squadra non deve superare il numero 10: ad esempio, una squadra può essere composta da due quarti dan e due secondi dan o da un quinto, un terzo e un secondo dan, tre dei quali si esibiranno sullo shiaijo sulla base della decisione del capitano della squadra, solitamente il più alto in grado fra i suoi componenti.

Prima di ogni incontro con una scuola diversa, ogni squadra cerca di stabilire strategicamente una formazione che viene consegnata al tavolo dei giudici di gara e che si tradurrà nell’ordine degli incontri da disputare.

Ogni atleta dovrà eseguire tre kata prefissati a seconda della posizione scelta per tirare fra primo, secondo e terzo turno.

La strategia diventa importante, perché nelle gare di iaidō a squadre è possibile che gradi bassi finiscano a scontrarsi con gradi molto alti della squadra avversaria e in questo caso il punteggio degli arbitri sarà più difficilmente imprevedibile.

Prevedere gli schieramenti degli avversari è complesso, ma è parte di ciò che rende la sfida interessante!

Iaido Gara Competizione
Avversari, ma solo sullo shiaijo © Alessio Rastrelli

 

Come vengono assegnati i punteggi?

L’arbitraggio nello iaidō è una questione complessa nel procedimento ma facile da comprendere nei risultati: i tre arbitri muniti di bandierine bianche e rosse, alla fine dell’incontro, esprimono il loro parere sollevando il vessillo del colore corrispondente allo shiaijo dove si è esibito quello che secondo loro è stato il praticante migliore. Si può vincere uno scontro sia 3-0 che 2-1.

A volte può capitare che, durante l’esecuzione dei kata, dal tavolo con il cronometro e il computer si levi una bandierina gialla: significa che è stata commessa un’infrazione importante, l’essere usciti dal limite di tempo massimo. In quel caso, l’arbitro seduto al centro, al termine dell’esecuzione, griderà la parola “gogi” e si consulterà con gli altri due per deliberare un risultato in comune accordo a seconda della gravità dell’errore. Un arbitro può chiamare deliberatamente “gogi” anche senza la segnalazione della bandierina gialla, ad esempio in caso uno dei praticanti abbia eseguito un kata diverso da quello prestabilito dal regolamento. In caso ci siano infrazioni da parte di entrambi gli atleti, ogni arbitro esprimerà il proprio giudizio in libertà.

 

Cosa si vince?

Come in ogni competizione sportiva, nello iaidō vengono assegnate delle medaglie ai vincitori. Due medaglie di bronzo ai semifinalisti scartati, una d’argento e una d’oro ai finalisti. In più, in occasione delle gare di iaidō esiste il premio Fighting Spirit, che viene assegnato sulla base di diverse motivazioni (come ad esempio il saper manifestare una forte presenza combattiva) al migliore fra i competitori eliminati nel corso della gara.

Partecipare alle gare di iaidō è molto importante per i praticanti: è un’occasione per vedere uno iaidō diverso da quello cui ci si abitua in palestra, è un’occasione per affrontare la paura di esibirsi sotto pressione.

Soprattutto, la competizione è l’essenza del Budo, l’unico modo che i praticanti di oggi abbiano per confrontarsi con qualcosa che assomigli davvero al contesto in cui la disciplina che hanno scelto si è formata e sviluppata…

Con un notevole vantaggio: alla fine del confronto nessuno dei contendenti vince un biglietto di sola andata per il cimitero come accadeva nel Giappone medievale, anzi, si può andare a mangiare una pizza tutti insieme per concludere degnamente la giornata!

 

 

L'Autore dell'Articolo

Chiara Bonacina

Chiara Bonacina

Scrittrice e web content writer bergamasca, vive a Torino. Si è laureata in Scienze Filosofiche presso l'Università Statale di Milano, in seguito all'approfondimento dei legami culturali fra Giappone ed Europa. Fa parte della nazionale di iaido dal 2013 ed essendo innamorata della disciplina che pratica, per questo si ritiene molto fortunata.

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