Iaido

Women in iaido: grande successo per il seminario di Kinomoto sensei

Kinomoto Borra Goodman
© Chiara Bonacina

Avevo deciso che avrei preso parte a Women in iaido con Kinomoto sensei quando era ancora un germoglio di idea. Il pensiero è diventato una voce, quindi, principalmente grazie all’impegno di Danielle Borra (nanadan kyoshi), si è concretizzato in un programma di due giorni. Vorrei ringraziare in questa sede tutti coloro che si sono adoperati per questa meravigliosa iniziativa, con menzione particolare per Kanto Yuki (rokudan e recente bronzo europeo per la nazionale belga), che ha fatto da interprete insieme ad Anna Rosolini (yondan) per entrambi i giorni.

Il seminario si è svolto al Villaggio Azzurro di Novarello, nei giorni 20 e 21 gennaio. Il sabato era riservato solo a praticanti donne, la domenica sono stati accolti anche iaidoka uomini in possesso della qualifica di istruttore. L’atmosfera è stata subito differente da quella degli stage cui ho preso parte in passato: è difficile rendere, servendosi della scrittura, qualcosa di effimero come l’energia che si viene a creare in un luogo. La maestra Kinomoto Miyuki (hachidan kyoshi) è una figura estremamente carismatica, ci ha catturate tutte fin da subito. Il seminario ha avuto inizio con un momento di silenzio dedicato a Linda Tattoli, iaidoka, kendoka e jodoka della British Kendo Association prematuramente scomparsa dopo una lunga battaglia contro il cancro. Kinomoto sensei ha portato con sé una scatola nella quale domenica ha raccolto fondi per una donazione a nome di Linda da fare a favore della ricerca sui tumori nel Regno Unito. Si tratta di una causa che mi tocca da vicino, mi ha commossa vedere tanto rispetto e tanta partecipazione da parte delle mie compagne e dei miei compagni di pratica.

donne
© Enrico Pelizza

La mattinata di sabato non abbiamo imbracciato le spade. Ci siamo sedute strette vicine alla maestra, in modo informale, e abbiamo ascoltato la sua esperienza di vita nello iaido, dall’esordio al conseguimento dell’ottavo dan. Per me si è trattato di ore illuminanti: contrariamente a diversi maestri giapponesi, la sensei Kinomoto non ha cominciato a praticare iaido nell’adolescenza, vi si è dedicata solo a partire dal primo anno d’università. Al suo primo taikai è stata battuta al primo incontro da un atleta uomo: non comprendendo le ragioni della sconfitta si rivolse al suo sensei di allora che le rispose che era ovvio che non potesse battere un maschio, essendo una donna non avrebbe mai potuto disporre della stessa potenza fisica. In quel momento mi si è stretto lo stomaco… Sono frasi che mi sono sentita rivolgere anche io (sebbene, fortunatamente, da nessuno dei miei maestri e da nessuno dei miei avversari diretti). Credo sia molto difficile comprendere la portata di questa frase, se non si è donne. Il contenuto latente dell’affermazione è “non puoi vincere perché sei quello che sei. Non puoi essere diversa da come sei però, quindi sei destinata a essere sconfitta. Rassegnati”. Kinomoto sensei allora ha scelto diversamente, decidendo di trovare “quello iaido che nessun uomo avrebbe potuto fare”.

Osservavo i suoi occhi mentre ne parlava, il modo in cui denotavano intelligenza e profondità, non solo per quanto riguarda la pratica dello iaido. Traspare che si sia applicata instancabilmente nella vita, per trovare un suo sentiero, che la conducesse dove desiderava malgrado i numerosissimi ostacoli incontrati. In quanto donna, Kinomoto sensei ha iniziato a praticare iaido durante i seminari solo molto tardi. Si iscriveva, presenziava, ma la sua spada restava in un angolo, perché le competevano le pulizie del dojo, e poi doveva preparare il tè per tutti gli uomini presenti (anche kohai), servirlo e lavare tutte le ciotoline di ceramica utilizzate. Quando aveva terminato con queste mansioni, il seminario in questione era già finito da un pezzo. In Giappone è normale, c’è una suddivisione dei ruoli su base sessuale molto rigida. Kinomoto sensei sapeva che non avrebbe potuto cambiare da sola il contesto culturale di una nazione intera, ma poteva trovare il suo modo di allenarsi costantemente, e così ha fatto.

Un uomo che cammina per la strada, forse non noterà neanche la presenza di un fiore in vaso. Se lo noterà, può darsi che si accorga che è rosso e forse gli verrà anche in mente che si chiama tulipano, o forse rosa, ma tirerà dritto e presto andrà oltre. Una donna si fermerà per ammirarne il colore, del quale riconoscerà le sfumature, per annusarne il profumo e apprezzarlo, ne riconoscerà il nome, controllerà che sia sano e sposterà un poco il vaso se penserà che girandolo apparirà al suo meglio. Per noi è naturale questo: la capacità di dare attenzione.

-Kinomoto Miyuki, hachidan kyoshi

La soglia di attenzione più elevata e la maggior predisposizione a movimenti fluidi sono le caratteristiche principali dello iaido “femminile” che Kinomoto sensei contrappone alla resistenza e alla potenza fisica dello iaido “maschile”. Il suo iaido, cresciuto con l’obiettivo di evidenziare questi due aspetti, l’ha portata ad essere sempre sul podio in Giappone fra il terzo e il quarto dan. Alle soglie del quinto, quando si è resa conto che non era più sufficiente dal momento che molti uomini avevano iniziato ad acquisire sufficiente padronanza dei corpo, ha impostato il suo keiko in modo da fortificarsi. Oggi il suo taglio non ha nulla da invidiare per pulizia e precisione a quello degli altri grandi maestri che ci onorano con i loro insegnamenti. Essendo una donna in Giappone, Kinomoto sensei non ha potuto delegare a nessuno i suoi compiti di madre e casalinga, oltre che lavoratrice. Il tempo che ha potuto dedicare al dojo non è mai stato quello dei suoi compagni di pratica maschi. Allora, come scrivevo poc’anzi, si è ingegnata per trovare il modo di praticare in ogni occasione: cercava di mantenere le anche rivolte nella giusta direzione, di girarsi con un movimento corretto dei piedi anche se si trattava di spingere un carrello della spesa, allenava il tenouchi con qualsiasi cosa le capitasse a tiro, compreso un rotolo di domopak davanti al suo bambino per farlo ridere.

Kinomoto sensei
© Chiara Bonacina

Le battaglie della sensei Kinomoto sono state combattute sugli shiai, ma anche e soprattutto intorno a essi. Immagino che, se siete uomini, non vi sia capitato spesso di sentirvi ridere alle spalle, o dire in faccia che allentando un poco il colletto del vostro gi, stringendo di più l’obi sui fianchi, avreste potuto compiacere la giuria di un esame o portare dalla vostra le bandierine di un arbitro. Kinomoto sensei non era più un grado basso quando si è accorta che qualcuno commentava la forma delle sue gambe, visibili in controluce attraverso un hakama bianco. Non è qualcosa che succeda solo in Giappone. Kinomoto sensei ci ha raccontato queste cose sorridendo, ma senza gioia nello sguardo. “Un bravo arbitro o un bravo giudice non considererà mai rilevante il fatto che siate donna o meno, in verità. Ma questi commenti fanno arrabbiare e se li riceverete rischierete di non offrire la migliore delle vostre performance al momento giusto. Ecco perché dovete imparare a vestirvi in maniera appropriata, evitando di sollevare questo genere di discussioni”. La senpai Kanto ha chiesto quindi se in Giappone ci fossero particolari accorgimenti da prendere anche per quanto riguarda il trucco e l’acconciatura dei capelli lunghi. Con pazienza, Kinomoto sensei ci ha spiegato che, anche se la rigidità dei criteri varia da regione a regione, secondo lei non c’è nulla di male nel trucco, del quale si consiglia l’uso anche nell’Hagakure per sembrare sempre in ottima salute. Il trucco, però, dovrebbe essere naturale, senza tinte violente. Anche i fermagli per tenere legati i capelli dovrebbero essere di colori sobri, come il nero o il marrone, e senza fronzoli inutili. Il tipo di bellezza che Kinomoto vede nelle donne è la forza interiore, e quella non ha bisogno di orpelli per trasparire, con una spada in mano.

La mattinata si è conclusa con una dimostrazione pratica e minuziosa circa la vestizione del keikogi, con particolare attenzione per obi e hakama, che per molte di noi hanno sempre costituito uno scoglio dal momento che la forma del bacino femminile e quella del bacino maschile sono estremamente diverse. Nel pomeriggio di sabato ci siamo dedicate ai primi sei kata di zenkenren iai, corredati ciascuno da un kihon mirato e propedeutico. Domenica mattina abbiamo finito di studiare gli ultimi sei kata, quindi nel pomeriggio abbiamo ripassato tutti i kihon e c’è stato uno spazio di discussione dedicato agli istruttori presenti, nel quale Kinomoto sensei ha risposto a dubbi e perplessità e fornito spiegazioni circa le precauzioni fisiche da prendere quando si insegna ad una donna (ad esempio, la necessità di tenere in considerazione il rischio più elevato di danni ai polsi data la maggiore flessibilità, ma anche concetti più densi, come le indicazioni da non dare in mae o negli tsuki in quanto i movimenti del koshi e delle braccia descritti nel libro sono pensati per un corpo maschile e una correzione standard che guiderebbe un uomo verso un movimento corretto potrebbe invece condurre una donna verso un nuovo errore). La giornata si è conclusa con un meraviglioso embu della maestra.

uomini
© Enrico Pelizza

C’erano diversi istruttori di mia conoscenza, al seminario, qualcuno (come gran parte delle donne intervenute, fra le quali non posso non menzionare la nanadan renshi Fay Goodman) venuto anche dall’Europa: l’olandese René Van Amersfoort (nanadan kyoshi), lo svizzero italiano Nicola Casamassima (rokudan renshi), il belga Piotr Kukla (godan) e lo spagnolo David Merinero (yondan). Personalmente sono stata fiera di vedere seduto ad ascoltare e interrogare la maestra anche il mio insegnante, Claudio Zanoni (rokudan renshi). Penso che agli istruttori uomini con una donna in dojo spetti un compito difficile: non solo devono educare quella persona alla crescita nello iaido da mudan in avanti – con tutto il lavoro che questo già comporta, ma devono farlo con qualcuno che non vive le loro stesse problematiche, non pensa secondo i loro schemi perché vive il mondo da una prospettiva differente e ha a disposizione, soprattutto, un tipo di corpo che non conosceranno mai al cento per cento. Gli uomini, italiani e non, intervenuti a Women in iaido erano lì per essere istruttori migliori, arbitri migliori, giudici migliori, e a loro la maestra Kinomoto ha augurato di cuore ganbatte.

In chiusura dell’articolo, voglio rinnovare i miei ringraziamenti a chi ha reso possibile questa preziosa esperienza ed esprimere a me stessa e a tutti gli iaidoka d’Europa l’augurio che Kinomoto sensei sia disposta a tornare per nuove edizioni di Women in iaido. In ultimo, voglio lasciarvi con una perla della maestra Kinomoto:

Signori istruttori, quando giudicate lo iaido di una donna, ricordatevi che state parlando con un individuo come voi. Trattatela quindi come una persona che ha fatto bene o ha sbagliato, e non ditele mai, proprio mai, che non può fare qualcosa “perché è una donna”.

-Kinomoto Miyuki, hachidan kyoshi

Kinomoto shugo
© Anna Rosolini

Si segnala:

24 gennaio dalle ore 17.30 alle ore 20.00,  allenamento con Kinomoto sensei aperto a tutti gli iscritti,  presso la palestra San Concordio, Via San Concordio 483 Lucca dalle 17.30 alle 20. Costo: 15 euro.  Iscrizioni direttamente in loco. Referente  Anna Rosolini arosolini@gmail.com  339 6843416

L'Autore dell'Articolo

Chiara Bonacina

Chiara Bonacina

Web content writer bergamasca, vive a Torino. Si è laureata in Scienze Filosofiche in seguito all'approfondimento dei legami culturali fra Giappone ed Europa. Fa parte della nazionale di iaido dal 2013 e per questo si ritiene molto fortunata, essendo innamorata della disciplina che pratica.

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