Kendo Magazine

Una chiaccherata sul Tenugui

Tengui Zoly

Una chiaccherata sul Tenugui: storia e tecnica di un accessorio fondamentale

Quante volte abbiamo comprato o ricevuto in regalo un tenugui?  Chi ha l’occasione di visitare qualche Dojo come ospite sa che il tenugui è l’omaggio che ci si scambia più di frequente in queste occasioni.

In effetti è una bella consuetudine non scritta ed è piacevole poi avere un accessorio che utilizziamo normalmente per la nostra pratica o per altro.

In occasione del mio ultimo viaggio, e dell’allenamento che ho fatto insieme ai ragazzi del Dojo locale, ho ricevuto un tenugui in regalo. Il regalo è stato accompagnato da tante scuse, perchè non avevano da darmi il tenugui del Dojo, ma quello che mi hanno dato è veramente molto bello.

Si tratta di un tenugui Giapponese di notevole qualità e nella busta ho trovato un piccolo foglietto con una serie di interessanti notizie che non conoscevo. Credo che si tratti di qualcosa che ritengo carino raccontare a tutti i nostri lettori.

Prima di tutto la storia del tenugui.

 

 

 

Apprendo che nel periodo Nara (710-794) il tessuto in generale era una cosa talmente preziosa da non essere così diffuso presso la popolazione.

Nel periodo Heian (794-1192) subito successivo, invece, il tenugui era usato come accessorio per i rituali Shinto.

A partire dal periodo Kamakura (1192-1333) esso divenne via via più popolare, vista la maggiore disponibilità di tessuti sia di importazione che locali.

Ma fu durante il periodo Edo (1592-1868) che a causa della diffusione della coltivazione del cotone in Giappone il tenugui divenne un accessorio comune nella vita di tutti i giorni. Fu durante questo periodo che si iniziò a considerarne non solamente le qualità pratiche ma anche il valore artistico.

Si diffusero nel Paese dei concorsi denominati TENUGUI AWASE, che premiavano i pezzi presentati da artigiani ed artisti con le loro decorazioni ed i loro originali disegni.

Queste competizioni contribuirono in maniera determinante allo sviluppo di nuove tecniche di tintura dei tessuti.

Fu durante l’era Meiji (1868-1912) che si diffuse una tecnica di tintura chiamata “Chusen”. L’avvento di questa tecnica rivoluzionò l’industria dei tessuti.

Nel successivo periodo Showa e su sino ai giorni nostri si sono formate moltissime associazioni di persone interessate al tenugui e le persone in generale hanno iniziato ad utilizzarlo per i compiti più disparati.

Dal punto di vista della realizzazione, la tecnica chiamata “Chusen” è diventata quella più utilizzata ed esistono ormai parecchi artigiani ed industrie che la applicano per la produzione di tenugui.

La caratteristica principale della tintura del tenugui con questa tecnica è che si creano diverse sfumature e ombreggiature della tinta in funzione dell’umidità ambientale e delle altre condizioni in cui il processo viene eseguito e quindi ogni tenugui, pur avendo lo stesso disegno di un altro, è un pezzo a se stante, con una sua propria caratteristica cromatica che lo rende unico.

Inoltre è inevitabile che i colori del tenugui sbiadiscano, ma questa è una caratteristica che in qualche modo ne accentua l’unicità. Inoltre ogni lavaggio ne accentua la morbidezza e rende il tessuto più soffice al tatto rendendone più apprezzabile la trama. Questa è in qualche modo la cafratteristica che ha fatto si che la tecnica Chusen abbia sorpassato tutte le altre nella produzione dei tenugui.

Il materiale di partenza è una pezza di cotone della larghezza di circa 34 cm che viene tagliata ad una lunghezza di circa 90 cm. Il tessuto è candeggiato e sbiancato, in modo da presentare una base candida per la successiva tintura. Inoltre un cotone trattato in questo modo risulta facile da tenere pulito perchè non attrae la polvere, asciuga facilmente e facilmente da esso si rimuove lo sporco con una semplice sciaquatura.

Le pezze di tessuto sono tagliate in lunghezza ed i lati tagliati sono lasciati senza finitura o orlo. Durante la produzione, di solito, le pezze non vengono tagliate subito ma inizialmente lasciate lunghe e semplicemente piegate alla lunghezza di circa 90 cm.

Tra le varie pieghe vengono inserite delle maschere di carta. Si tratta di una carta definita “carta amara” perchè per conferirle resistenza viene trattata con il succo amaro di cachi acerbi. Queste maschere sono dei veri e propri “stencil” e servono per la successiva applicazione dell’amido. Sono intagliate a mano e rinforzate con una garza sottilissima, in modo da durare a lungo.

Il pacco ottenuto con le pezze piegate viene inamidato, facendo penetrare l’amido nel tessuto. L’amido penetrerà dove il tessuto non è protetto dalla carta, mentre non riuscirà a passare in corrispondenza della mascheratura.

Si procede con una sorta di compressione con un attrezo che assomiglia ad una spazzola o scopa,  per far penetrare l’amido all’interno della pila. Per proteggere la superficie durante questa fase la faccia superiore viene coperta con sabbia e polvere di gusci di noce.

Le pezze sono poi appese e fatte asciugare e, dopo la rimozione delle maschere,  vengono tagliate a 90 cm di lunghezza ed impilate.

Nella fase successiva vengono tinte con colori naturali.

Nel caso di disegni a più colori le zone con diverso colore sono separate dalle altre durante la tintura per mezzo di una barriera, in modo da poter applicare i colori senza che si mescolino.

La tintura avviene versando il colore sulla superficie della pila di tessuti, ed i colori in eccesso vengono aspirati dal di sotto per mezzo di una pompa.

Il colore viene versato su ambedue le facce del pacco di tessuti, per tingere correttamente anche il lato inferiore delle pezze.

Alla fine, dopo l’asciugatura, la rimozione dell’amido porterà via anche il colore che non sarà riuscito ad aggrappare su di esso, lasciando il disegno voluto.

Il Tenugui a questo punto è pronto per essere utilizzato.

 

Tengui Zoly

 

Per lavare un tenugui in modo che mantenga le sue caratteristiche il più a lungo possibile lo si deve lavare in acqua fredda o appena tiepida, senza usare detergenti.

Lo si sciaqua semplicemente, senza metterlo assieme ad altri capi  e lo si mette ad asciugare dopo averlo accuratamente steso per eliminare le grinze. Non deve essere lasciato umido ma va appeso  subito.

Scoprire queste piccole cose è stato per me molto interessante. Spero che lo stesso sia per chi mi legge.

Alla prossima

 

Giorgio Zoly

 

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L'Autore dell'Articolo

Giorgio Zoly

Genovese, ma Monzese di adozione, Ingegnere Elettronico ma di fatto “artigiano dell'alta tecnologia”. Pratica Judo dal 1973, Kendo e Iaido dal 2000. Forgiatore di Katane quando il tempo lo permette, Insegna Iaido a Monza e scrive per diletto racconti. Redattore di KI dal 2003, negli ultimi tempi si è dedicato molto allo studio della teoria dell'insegnamento. Le Arti Marziali sono parte inscindibile della sua vita, a dispetto di tutte le difficoltà.

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